Sito dell'artista Alessandro Rossi


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Testi critici

La ricerca astratta di Alessandro Rossi conduce in un mondo fatto di luci soffuse e di bagliori improvvisi . L'architettura compositiva è sobria, essenziale, evocativa; figure dai contorni geometrici, intrise a volte di luminescenze, si inseriscono in un contesto di misture dove possono anche apparire elementi metallici. In ogni suo lavoro l'artista gioca di volta in volta con poche e sapienti sfumature in un impianto spesso quasi monocromatico, che esalta la vitalità e la potenzialità radiante e riflessiva della sostanza pigmentosa. Le linee pulite che attraversano queste opere, mettono in risalto una sperimentazione linguisticamente assai coincisa, di chiara estrazione geometrica, al di là delle variabili materiche che la caratterizzano. L'eleganza delle stratificazioni, la cui consistenza plastica rende molte di queste opere assimilabili a bassorilievi, è il tratto caratteristico di una riflessione pacata, del tutto opposta a una gestualità istintiva, e quindi di un lento procedere creativo tramite il quale ogni insieme compositivo appare chiuso, concluso ed equilibrato dal punto di vista spaziale. D'altro canto, le superfici corrugate, vagamente percorse da brividi magmatici, invitano all'apprezzamento tattile delle asperità che animano visivamente l'elaborato pittorico, creando giochi di luce riflessa. Le coloriture diventano quindi messaggi simbolici di un fraseggio poetico e ritmato nelle trame alchemiche della materia. Con deliberato minimalismo espressivo, Alessandro Rossi visualizza emozioni sottili, evocando solitudini e malinconie, di cui tratteggia gli echi tramite la misura calibratissima delle cromie. Il segno si fa dunque percorso di ricerca interiore, dove luce solare e oscurità notturna rimandano a ripiegamenti riflessivi, dando corpo e sostanza a pensieri inespremibili.

Paolo Levi

(dal volume "La materia è il colore" - Ed. Giorgio Mondadori - 2010)

La pittura di Alessandro Rossi si nutre di colti riferimenti all'Informale e in generale all'arte del Novecento e si distingue per una spiccata originale sensibilità nell'uso della materia. Si tratta di una pittura che parte ogni volta da una sorta di azzeramento, da un grado zero, da un'ideale preliminare azione di “ tabula rasa “ che costringe il maturo artista milanese ad un uso parco e misurato degli elementi espressivi. Alessandro Rossi, come un piccolo novello Guglielmo Achille Cavellini, ha incontrato la pittura in età adulta, arrivando alla pratica artistica dopo essere stato affascinato dall'arte contemporanea come fruitore prima e collezionista poi. Per lui dipingere è innanzitutto una necessità privata, personale. Per questo forse la sua pittura è così libera, imprevedibile. A tratti forse bizzosa. Ma sempre comunque coraggiosa, capace di reinventarsi continuamente. Qualche volte audace, assoluta, quasi estrema. Penso ad opere come Notte senza fine o Solitudine. Nulla in Alessandro Rossi è scontato. L'opera precedente non lascia prevedere la successiva. Ogni quadro rappresenta una scoperta, un'invenzione formale: la perlustrazione di un nuovo territorio. Anche se poi alcune costanti è possibile ravvisarle, specie nelle peculiarità del gusto, in certe scelte stilistiche “minimal”, e soprattutto nell'uso della materia-colore: sempre, tendenzialmente, grumosa e metallica, ruvida e lucida. E nel privilegiare una scala cromatica sempre leggermente eccessiva: talvolta eccessiva nel negarsi, nell'azzerare il colore, nello scavare nei grigi, nel nero; altre volte eccessiva nel cercare accordi cromatici leggermente dissonanti, sottilmente inquieti, spiazzanti. Come una musica dodecafonica, che cerca l'incanto di una nuova armonia fuori dai canoni classici e risuona al nostro orecchio vagamente unheimelich: familiare e spiazzante al tempo stesso.

Virgilio Patarini

(dal volume "La materia è il colore" - Ed. Giorgio Mondadori - 2010)


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